A fronte della richiesta delle rappresentanze sindacali unitarie di Reggio, Lentigione e Formigine e delle segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di dare luogo ad un percorso alternativo all'apertura della procedura di mobilità incentrato sulla cassa integrazione straordinaria, e ipotizzando la massima estensione temporale (3 anni) della stessa, la dirigenza di Terex-Rcp - che lo scorso luglio aveva acquisito la proprietà delle ex Reggiane - ha dichiarato la sua disponibilità a congelare la dichiarazione di licenziamento del personale ritenuto in esubero (170 lavoratori degli stabilimenti italiani) per intraprendere un confronto sugli ammortizzatori sociali più idonei per gestire la situazione.La multinazionale americana ha tuttavia confermato le problematiche di carattere strutturale di cui soffre il gruppo, ribadendo la volontà di proseguire sulla strada del processo di riorganizzazione già presentato dalla proprietà statunitense e rimandando il negoziato ai prossimi 15 e 16 febbraio per dar modo alle parti di effettuare le rispettive analisi tecniche sulle condizioni di fattibilità di quanto ipotizzato.
Un passo avanti a livello occupazionale rispetto all'iniziale intenzione di chiudere le sedi di Reggio e Lentigione di Brescello per spostare la produzione industriale a Monfalcone, con un piano che avrebbe messo a serio rischio il posto di lavoro di 170 dipendenti già pronti a essere raggiunti da lettere di messa in mobilità.
Nei giorni scorsi il tentativo di riorganizzazione dell'azienda era già stato bocciato dal Pd provinciale, che tramite il responsabile del settore lavoro Mirko Tutino aveva espresso le forti preoccupazioni del partito riguardo alla sorte degli stabilimenti reggiani condividendo la posizione del sindaco Delrio, che aveva a sua volta definito totalmente inaccettabili le proposte di Terex. "Riteniamo positivo il primo passo fatto dalla dirigenza di Terex nel non procedere immediatamente con i licenziamenti - commenta ora Tutino - La scelta di congelare la richiesta di licenziamento è certamente la più saggia. Sappiamo bene che questa non è una vittoria, ma se non altro le varie voci che si sono sollevate nei giorni scorsi a difesa dei lavoratori delle Reggiane hanno fatto fare un passo indietro alla Terex che ora dovrà sedersi attorno ad un tavolo assieme ai rappresentanti dei lavoratori per cercare di trovare una soluzione che risulti il meno traumatica possibile. E’ nell’interesse del nostro intero tessuto sociale che si arrivi ad un accordo con la proprietà americana, senza licenziamenti immediati o soluzioni drastiche. Certamente la via degli ammortizzatori sociali è la strada maestra da seguire, sulla linea di accordi già sottoscritti, ma ribadiamo l’importanza di mantenere vivo il polo produttivo reggiano".
Davanti alla sede di Confindustria in via Toschi, nella mattinata di lunedì, al presidio organizzato dai sindacati e dalle rappresentanze dei lavoratori erano presenti anche i membri di Sinistra, Ecologia e Libertà per esprimere solidarietà ai dipendenti delle ex Reggiane: Franco Ferretti, candidato alle regionali, e Piera Vitale del coordinamento provinciale hanno parlato con alcuni di loro discutendo dei nodi della crisi del gruppo.

Problemi antichi quelli relativi alla continuità produttiva delle ex Reggiane, come ricorda William Morellini, operaio e delegato sindacale durante gli anni ’80. “Allora si pensava allo spostamento dell’attività a Mancasale e al mantenimento della sede amministrativa in via Agosti. Ma oggi le cose vanno peggio”. La speranza di tutti coloro che attendevano l’uscita dei rappresentanti sindacali e della proprietà davanti a Confindustria è il mantenimento dell’attività produttiva e dell’occupazione a Reggio. “Perché – spiegano Ivo Orioli, che lavora alle ex Reggiane da ben 39 anni, ed Elio Muzzini, da 28 anni nello stabilimento reggiano – si disperderebbero importanti professionalità”.
Ferretti ha ribadito la necessità della mobilitazione dei lavoratori affinché la multinazionale mantenga un centro direzionale a Reggio, "perché con la difesa del lavoro in questo caso si difende anche un pezzo di storia industriale della comunità. La fine delle ex Reggiane si colloca in un quadro più ampio che ha visto in queste ultime settimane annunci di chiusura di altre importanti aziende a livello nazionale, come Glaxo, la grande impresa britannica della farmaceutica e dell’Alcoa in Sardegna. Serve quindi l’impegno del governo a garantire la continuità produttiva di queste grandi multinazionali nel nostro Paese. E’ indispensabile inoltre per la nostra realtà il sostegno attivo delle istituzioni. Un sostegno che deve portare alla conferma dell’accordo con le ex Reggiane che prevedeva di mantenere sul sito di via Agosti un polo produttivo e il direzionale del gruppo italiano”.












