Bell'analisi, scopro ora questo pezzo da vero e proprio inviato. Sai bene che la mia lettura è viziata dall'aspetto religioso, e credo che anche questa volta la matrice protestante, luterana, sia un elemento condizionante dell'etica nazionale. Indirettamente sulla destra e sulla sinistra. Il sapere di agire bene perchè è bene, avere regole comunitarie giuste perchè si deve essere giusti, fare opere giuste perchè l'uomo deve essere retto. Tutto questo, pur essendo certo non essere più considerato un sentimento religioso, credo faccia parte di un'educazione diversa. Da quella mediterranea. Per questo ci stupiamo del proprietario di casa che ritratta l'affitto, e le spagnole, più simili agli italiani, si saranno di certe stupite. Credendolo magari uno scemo...
Nell'opposto schieramento di centro-destra il partito liberale Venstre (che, alquanto curiosamente, in lingua danese significa "sinistra") si ferma, in forte perdita, sotto il 10%, pur essendo attualmente alla guida della coalizione al governo nazionale. A fargli compagnia il Partito Popolare Danese e il Partito Conservatore, entrambi stabili intorno al 7%. Tra i restanti partiti del lenzuolo elettorale, senza consiglieri comunali, si registra una buona prova del Partito Popolare Nichilista con oltre duemila voti, che precede di poco il Partito della Canapa (0,3%) e quello dell'Istituto della scienza della Bicicletta (0,1%), mentre rimane a zero virgola nulla il Partito dello Shopping.
Qui a Copenhagen il "modello scandinavo" continua. In Danimarca è sconfitto alle politiche dal 2001 e in Svezia e Norvegia ha vissuto negli ultimi anni alterne (s-)fortune. Tasse elevatissime e una ferma politica di punizione per qualsiasi tentativo di frode. Cospicue spese pubbliche nelle infrastrutture, nella sanità, a favore dei lavoratori, nella ricerca, nei sussidi e negli ammortizzatori sociali. Per molti un esempio, di Welfare State così come nell'ambito dello sviluppo tecnologico.
Un esempio? L'università è gratuita, io - in quanto cittadino europeo ammesso ad un Master - non la pago. Se fossi cittadino danese, o con la residenza qui da almeno tre anni, potrei fare domanda per la borsa di studio, facilmente ottenibile (a meno che non si sia giù usufruito di essa per molti anni o che si abbia un reddito alquanto elevato). Gli studenti universitari ricevono, quindi, tra i 700 e i 1.000 euro mensili per studiare. Le principali università danesi, così come quelle svedesi, sono ai primi posti in Europa e tra quelle con il maggior numero di investimenti nella ricerca e nell'assunzione di professori e assistenti. Pochissimi abbandonano, praticamente nessuno rimane indietro andando "fuori corso" (cosa che risulterebbe penalizzante anche da un punto di vista economico).
Ma, non è mia intenzione dimenticarlo, non si tratta solo di questioni organizzative o politiche, è qualcosa di più profondo e radicato nella vita quotidiana, nelle abitudini e nei modi di pensare. Un elemento fondante del sistema scandinavo era (ed è) l'importanza data al concetto e alla pratica della solidarietà in un rigoroso rapporto con un forte senso di responsabilità sociale. Qualche settimana fa, alla riunione dello studentato in cui risiedo, l'amministratore interpellato sul prezzo dell'affitto ha risposto tranquillamente che già avevano pensato esso fosse eccessivo e che dal nuovo anno vi sarebbe non solo stata una diminuzione ma anche un rimborso per i quattro mesi precedenti (i contratti di tutti erano ovviamente già firmati e non contemplavano sconti). Il primo mese che ero qui due mie amiche spagnole, conosciute in ostello, trovato finalmente un appartamento (per vie private e non con convenzioni per studenti) vennero chiamate dal proprietario con cui si erano già accordate: si scusava molto... perché riteneva di aver stabilito un prezzo troppo alto e per tanto proponeva di abbassare la cifra pattuita.
Non c'è qui lo spazio per soffermarsi sulle cause della sconfitta a livello nazionale delle politiche social-democratiche, e non credo che ciò possa nemmeno risultare particolarmente utile in un confronto con la realtà italiana che è certamente molto diversa per storia, geografia (fisica e umana) e cultura. Mi limito ad osservare che una tema centrale è, in questo senso, il confronto con le problematiche della globalizzazione che attraversano, peculiarmente, tutti i continenti. Quello che mi preme sottolineare è che tutti questi tratti che ho provato a dipingere in poche immagini del modello scandinavo, e danese nello specifico, non sono frutto di una cultura tradizionale immutabile o di un gene organizzativo presente in una presunta struttura a doppia elica della società nord-europea. Le culture non sono pietre, cambiano, vengono ri-costruite giorno per giorno in un intreccio molteplice di influenze in cui gli uomini hanno tuttora un ruolo decisivo. Forse vi sembrerà strano ma i danesi non vanno ancora in giro con delle corna vichinghe sulla testa, per quanto gli italiani qui presenti possano essere interessati nel fargliele apporre dalle loro (dei danesi) fidanzate.
Il sistema scandinavo, in sofferenza per una certa crisi d'identità e ben lungi dall'essere perfetto, con tutti i suoi indiscutibili pregi, si è formato e ri-assemblato in più di cento anni di decisioni, pratiche e tentativi. Quasi quasi mi viene da pensare a una città emiliana, che qualcuno vorrebbe con posticci emblemi celtici, che ha, per certi aspetti, una storia recente non poi tanto diversa da quella di una città di mercanti e pescatori norreni. Pensare a queste culture come fossero pietre è pericoloso non solo per gli Altri contro cui esse possono essere scagliate, ma anche per esse stesse che rischiano di rimanere ferme, rotolando qua e là, a forza di calci, senza una direzione, in un campo recintato da confini immaginari.
SOUNDTRACK:
Uprising - Muse (The Resistence, 2009)
[http://www.youtube.com/watch?v=QIFZ1TI1xjk]
Bolero - Zbigniew Preisner (Tre colori: Rosso, colonna sonora, 1994)
[http://www.youtube.com/watch?v=NuyVDKvOil4]
Il primo articolo di Mioli non può che generare stupore ed invitare alla riflessione.
Si racconta di uno Stato Europeo e non di un altro pianeta e dopotutto la Danimarca appartiene al vecchio mondo, come l'Italia. Ma noi certamente, siamo paludati in una macchina burocratica medioevale. I pensionati hanno un loro partito, forse i giovani dovrebbero averne uno tutto loro? Qui i ragazzi non hanno voce, non hanno forza, restano schiacciati sotto il peso di tartarughe decrepite, non intenzionate a lasciare il comando. Non si vedono spuntare nuovi germogli nella nostra società, e il made in Italy non può essere solo cibo e moda. Occorre rompere l'asfissia ed individuare un modo prorompente di esprimersi, proporre cultura in modo innovativo. "Abbiamo tanta storia" rispose Karen Blixen ad una domanda provocatoria, anche noi abbiamo tanta storia, eppure non sponsorizziamo nessuno, non integriamo chi vuol produrre, non perseguiamo chi delinque. Viviamo in una realtà immobile e sarà sì la strada libera nel freddo, nel vento del Nord, ma anche la nostra via, limpida e azzurra, a ridarci nuovo ossigeno vitale. L'ordine è un fatto culturale, evidentemente acquisito e ben radicato in Danimarca. Questo il nostro scopo primario, se rispetto, responsabilità ed educazione, non esistono intorno a noi, non esisteranno nella nostre famiglia, nel nostro cuore, e in quel nucleo tenero, giù in fondo in fondo, di ciascuno di noi.
Angela
da come scrive... tromba minga!
complimenti bell'analisi e buona musica
Quindi a Copenhagen si tromba o no?












