L’analisi della storia del gruppo Mariella Burani è tratta dal lavoro di Alessandro Berti, docente di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università degli Studi di Urbino e autore del blog di analisi economica http://johnmaynard.wordpress.com. In vista dell'appuntamento decisivo del 16 novembre, giorno di seconda convocazione dell'assemblea degli azionisti di Mariella Burani dopo che il 30 ottobre scorso la riunione era andata deserta per rinuncia del socio di maggioranza, l'autore getta una luce nuova sul percorso che ha portato la società di Cavriago sull'orlo del baratro.
Secondo Berti, infatti, la crisi del gruppo non nasce all'improvviso ma già dal 2006 si potevano intravedere chiari segnali di deterioramento nei bilanci: ne è testimonianza la scarsa capacità di equilibrio economico del gruppo, che si aggrava nel 2007 e nel 2008 quando sparisce gradualmente. Nel 2007 gli oneri finanziari erodono integralmente il risultato operativo, mentre nell'anno seguente crescono fino a diventare 4 volte maggiori e iniziano a creare la voragine odierna, stimabile in un debito consolidato al 30 settembre di quest'anno di 479,9 milioni di euro.
IL TRIENNIO ANTE I.P.O.
Mariella Burani Fashion Group, in data 3 agosto 2009, sul proprio sito ha pubblicato il seguente comunicato: “Su richiesta delle Autorità di Mercato a seguito della pubblicazione di notizie apparse sulla stampa di ieri, in merito al piano di rinegoziazione del debito del Gruppo, la Società conferma che è allo studio un piano di rinegoziazione del debito che prevede, in materia di rafforzamento patrimoniale, un’ipotesi di aumento di capitale fino a Euro 50 milioni. In tale ambito la società conferma di aver ricevuto proposte di sottoscrizione di aumento di capitale mediante equity line. Al momento l’azionista di riferimento di Mbfg sta approfondendo la valutazione di tali proposte”.
La storia di Mariella Burani merita alcuni approfondimenti legati alla tipologia di prodotto, il cosiddetto fashion definito “accessibile” dall’azienda, alle azioni pubblicitarie svolte, all’importanza della comunicazione finanziaria e del trattamento delle notizie per soggetti, come quelli che lavorano nel settore della moda, caratterizzati dall’essere grandi inserzionisti dei giornali, di tutti i giornali.
Quanto al gruppo Burani, il lettore trova qua i bilanci dei tre anni precedenti l’offerta pubblica iniziale di vendita (le cifre sono in milioni di lire: i costi intermedi fra margine industriale lordo e valore aggiunto sono stati raggruppati per quadratura, ritenendo non rilevante la disaggregazione per natura; le elaborazioni sono state fatte con software di analisi R&A t-trend).
Mariella Burani - il triennio ante I.P.O.
Vi sono alcune aspetti significativi da notare:
1) la forte crescita del gruppo nei tre anni evidenziati, con il fatturato che si incrementa di oltre il 50%;
2) la modesta redditività operativa, peraltro erosa dal peso di oneri finanziari la cui incidenza sulle vendite è elevatissima;
3) l’irrisoria redditività netta, inferiore all’1% del fatturato, fino al 1998 pari a quella di un buon notaio di provincia, che nel 1999 schizza ad oltre 4,7 miliardi di lire;
4) il balzo della redditività netta non è ascrivibile in alcun modo all’ottenimento di economie di scala e al miglioramento della redditività operativa legati allo sviluppo ma esclusivamente a componenti non-core, finanziarie e straordinarie;
5) l’indebitamento lordo (la cassa a fine 1999 è già impegnata per effettuare nuove acquisizioni) è superiore al fatturato;
6) l’azienda, che opera con livelli di circolante strutturalmente elevatissimi, non genera mai liquidità, mostrando un autofinanziamento netto costantemente negativo.
In questi casi la buona prassi e la conoscenza del legame fra redditività, equilibrio finanziario e solidità patrimoniale impongono o di smettere di crescere, o di farlo mediante forti iniezioni di capitale di rischio. Nel caso di specie, visto il livello di indebitamento in partenza così alto, l’aumento di capitale avrebbe dovuto essere assai ingente e tutto destinato alle casse aziendali, non a consentire lo smobilizzo per gli azionisti senior. Soprattutto si sarebbe dovuto riflettere sulla drammatica carenza di redditività aziendale.
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Le altre puntate
1) Il triennio ante I.P.O.
2) Il biennio post-quotazione (1999-2001)
3) Il triennio 2002-2004
4) Il triennio 2004-2006
5) Il periodo 2006-2008












