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Il gruppo Burani nelle mani dei giudici


5 febbraio - ore 15
Il giudice Roberto Fontana, titolare del procedimento sull'istanza di fallimento nei confronti di Burani Designer Holding, ha ascoltato per tre ore i quattro testimoni presentati dalla difesa a suffragio della richiesta di spostare la sede di competenza sul fallimento di Bdh dall'attuale Milano a Reggio: secondo i legali infatti sarebbe determinante stabilire dove venissero prese le decisioni riguardanti la società, e per tale motivo hanno chiamato a deporre in favore di Cavriago Kevin Tempestini, amministratore delegato della holding fino al 2009; Giuseppe Gullo, ex manager di Bdh e attuale direttore finanziario di Mariella Burani Fashion Group e membro del cda di Antichi Pellettieri; Roberto Gomba, addetto alla compraventita dei titoli Bdh; una segretaria della holding olandese.

Ora la decisione del tribunale di Milano presso cui è stata depositata l'istanza dei pubblici ministeri Mauro Clerici e Luigi Orsi spetta al collegio, composto dallo stesso giudice Fontana insieme a Filippo Laman e Caterina Macchi: secondo indiscrezioni per il collegio non sarebbe considerata una prova sufficiente la riproduzione dei verbali dei consigli di amministrazione che indicano in Amsterdam, Londra, Cavriago e Milano il luogo dove avvenivano queste riunioni.

4 febbraio
- ore 18
Mariella Burani Fashion Group, su richiesta della Consob, ha reso noto il dettaglio del fabbisogno di cassa di gennaio: i flussi in entrata sono stati pari a 2,3 milioni di euro per attività operative, mentre quelli in uscita sono stati pari a 1,6 milioni per le attività operativa e 1,1 milioni per le attività finanziarie. I mancati pagamenti relativi a posizioni scadute nel primo mese dell'anno sono state pari a 3,4 milioni di euro, di cui 3,3 milioni relativi alle posizioni di Bank of China, Barclays e Deutsche Bank. Diversi fornitori, inoltre, hanno chiesto il pagamento anticipato per nuove forniture.

La società di Cavriago ha evidenziato anche posizioni debitorie scadute verso il personale (per 42mila euro), l'erario (1,2 milioni) e verso istituti previdenziali (1,6 milioni).


Ore 16
Il rinvio della decisione del Tribunale di Milano sull'istanza di fallimento di Burani Designer Holding protrae la situazione di grave incertezza che incombe da mesi sulle sorti del gruppo - affermano Franco Ferretti e Carla Ruffini - Per evitare che un ulteriore deterioramento della pesante situazione finanziaria pregiudichi la continuità dell'azienda sono urgenti l'immediata convocazione di un tavolo tra le parti sociali da parte del Governo e l'emanazione di un decreto per l'attivazione della legge Marzano. Il Governo deve nominare senza indugi un commissario ad hoc".

Così intervengono sul caso Burani i coordinatori provinciali di Sinistra Ecologia e Libertà: "La situazione di dissesto causata dalle incaute operazioni finanziarie condotte negli anni scorsi dalla famiglia Burani - proseguono - non deve portare alla liquidazione dell'azienda nè provocare la perdita di posti di lavoro. La professionalità e l'occupazione dei 2.000 dipendenti di Cavriago e delle altre aziende del gruppo devono essere tutelate. Per evitare il fallimento noi invitiamo la proprietà a mantenere fede agli impegni presi pubblicamente e a versare senza altri ritardi, sui conti di un istituto creditizio di provata affidabilità, i 60 milioni di euro necessari a ripristinare il capitale dell'azienda".

"Contemporaneamente - continuano Ferretti e la Ruffini - ci preme evidenziare i rischi che si potrebbero correre qualora venissero scorporate dal gruppo le aziende di Antichi Pellettieri per effetto di un eventuale accordo con le banche creditrici limitato alla sola divisione pelletteria prima dell'emanazione del decreto Marzano. Mariella Burani Fashion Group, privata delle attività della divisione che di fatto rappresentano oggi il core business del gruppo e il segmento di maggiore redditività, rischierebbe di trasformarsi in una b" gravata di debiti e senza vere prospettive di rilancio, con possibili gravi conseguenze per la sopravvivenza del gruppo stesso. Il rischio "spezzatino", con i prestigiosi marchi del gruppo facili prede di fondi comuni di investimento e multinazionali della moda che potrebbero non essere interessate a proseguire l'attività produttiva di uffici e stabilimenti, deve essere scongiurato".

Ore 15
Il collegio giudicante ha fissato a domani, venerdì 5 febbraio, la nuova udienza sull'istanza di fallimento nei confronti di Burani Designer Holding davanti al giudice Roberto Fontana, che dovrà pronunciarsi sul nodo della competenza territoriale del procedimento scegliendo di fatto tra Milano, come vorrebbe la Procura in quanto la sede del gruppo è nel capoluogo lombardo, e Reggio, come richiesto dai legali della società sotto esame, che stanno cercando di dimostrare che le decisioni importanti in seno alla holding sarebbero state prese nella sede di Cavriago. Per suffragare quest'ultima ipotesi di fronte al giudice fallimentare saranno chiamati a deporre tra gli altri Kevin Tempestini, amministratore delegato della holding olandese fino al 2009, un dirigente attuale di Mariella Burani Fashion Group, Giuseppe Gullo, amministratore delegato di Bdh e altri due dipendenti della holding olandese.

Ore 10

Il Tribunale di Milano si è riservato di decidere sul fallimento di Burani Designer Holding, la controllante olandese di Mariella Burani Fashion Group: per la procura è preoccupante il fatto che la società, almeno finora, non abbia messo a disposizione effettiva liquidità o beni di altro tipo per un valore equivalente al debito che pesa sulle casse della holding nei confronti soprattutto di Deutsche Bank e Jp Morgan. Le promesse di Giovanni Burani, che durante l'udienza di mercoledì aveva assicurato l'impegno della famiglia, non sono sufficienti a spostare l'ago della bilancia dalla parte del salvataggio: servono i soldi.

L'avvocato Amoroso, il legale che segue la società, punta sempre sull'opzione dell'incompetenza territoriale del procedimento per spostarlo al Tribunale di Reggio, e ha chiesto l'ammissione di testimoni per dimostrare che le decisioni sulla gestione della holding fossero prese a Cavriago e non, come ipotizza la Procura milanese, nel capoluogo lombardo.

Già oggi potrebbe riunirsi il collegio giudicante (e pronunciarsi entro fine settimana) per discutere le osservazioni e il parere del giudice del Tribunale milanese, Roberto Fontana, che ha celebrato l'udienza fallimentare dell'inchiesta avviata con l'istanza di fallimento dei pubblici ministeri Luigi Orsi e Mauro Clerici: secondo i magistrati l'esposizione passiva della holding di famiglia non sarebbe più stimata in 18-20 milioni come inizialmente ipotizzato, ma potrebbe essere rivalutata in almeno 40 milioni per effetto di ulteriori 20,6 milioni che, un anno e mezzo fa, due fondi esteri (Abs Alternative Funds, delle Cayman, e l'americano Jh Partners) e uno italiano (Igi Sgr) avevano versato a Mariella Burani Family Holding per lanciare l'offerta pubblica di acquisto (parziale) sul 15% di Mariella Burani Fashion Group e rispetto ai quali, nei prossimi giorni, potrebbero presentare le relative richieste di risarcimento che affosserebbero del tutto la situazione.

Nel frattempo anche la stessa Mariella Burani non naviga in buone acque: dopo il debito certificato, salito a quasi 500 milioni di euro nell'ultimo aggiornamento, pare che Banca Leonardo abbia per il momento rinunciato al ruolo di advisor lasciato vacante a fine dicembre da Mediobanca, almeno finché non si saranno chiarite le note vicende giudiziarie; a questo punto, dunque, il gruppo di moda si trova senza un mediatore nella trattativa già difficile con gli istituti di credito.

3 febbraio - Ore 15

Durante la seconda udienza al tribunale di Milano sull'istanza di fallimento che pesa su Burani Designer Holding (Bdh) è spuntata una possibile via d'uscita per quest'ultima: un eventuale accordo di Antichi Pellettieri con le banche creditrici potrebbe migliorare o anche risolvere del tutto la situazione della holding olandese della famiglia Burani, dopo il via libera del cda della società cavriaghese alle linee guida di un possibile accordo con il fondo 3i Sgr, proprietario del 49% dell'azienda, sul debito della controllata Mosaicon, giudicato "propedeutico" alla ristrutturazione del debito della stessa Ap.

Un passivo che a fine 2009 toccava 133 milioni di euro, con un miglioramento di circa 7,2 milioni rispetto al 30 novembre scorso dovuto principalmente alla riduzione dell'indebitamento corrente grazie alle risorse generate dalla gestione operativa. 

I pubblici ministeri Maurizio Clerici e Luigi Orsi, tuttavia, insistono contestando a Bdh la presenza di debiti accertati per almeno 18 milioni di euro e la mancanza di un bilancio approvato da almeno tre esercizi: ma proprio l'inesistenza di una contabilità certa, secondo i pm, potrebbe aver coperto un buco ben più consistente, che potrebbe sfiorare i 40 milioni. Secondo l'ipotesi della Procura, infatti, Bdh si era fatta assistere da tre fondi nel lancio dell'opa parziale sul gruppo di moda nel 2008, ottenendo finanziamenti per circa 20 milioni di euro che si sommano ai debiti già certificati.

"Dai legali della Burani Designer Holding sono arrivate prospettive di volontà che allo stato sembrano solo velleità", ha commentato Luigi Orsi circa la scarsità di cifre certe nella strategia operativa della famiglia. Nel corso dell'udienza gli avvocati difensori hanno tentato di rendere inutilizzabili gli accertamenti condotti dalla Procura nella causa di fallimento.

Anche la disponibilità mostrata da Giovanni Burani per verificare l'esistenza di ulteriori somme di denaro da immettere nell'operazione di salvataggio non ha convinto i pm milanesi, che hanno fatto notare l'assenza tra le lettere inviate dalla holding ai creditori per chiedere di accettare un pagamento "a stralcio" (ossia immediato, ma inferiore a quanto effettivamente dovuto) di quelle relative alle posizioni di Deutsche Bank e Jp Morgan, i due istituti maggiormente esposti che insieme concorrono al 90% dei debiti della holding: se anche i piccoli creditori accettassero la proposta dei Burani, ipotizza la Procura, non sarebbe in ogni caso una misura sufficiente a rientrare dal baratro multimilionario.

3 febbraio - Ore 10
Nuova udienza fallimentare per Burani Designer Holding, la controllante società di diritto olandese che controlla il complesso meccanismo di "scatole" di governo del gruppo industriale di Cavriago.

I pm Luigi Orsi e Mauro Clerici hanno depositato istanza di fallimento in seguito alla specifica posizione di insolvenza della holding. I giudici hanno rinviato alla giornata di domani, mercoledì, un pronunciamento anche in base della richiesta dei legali del gruppo, i quali hanno sollevato un'eccezione di competenza territoriale, chiedendo che il procedimento venga trasferito a Reggio Emilia.

La decisione di domani, a meno che non intervenga un altro rinvio, è di importanza cruciale per il destino del gruppo, che assomma tra le varie società controllate un'esposizione complessiva superiore ai 700 milioni di euro.

Una settimana fa a Milano Walter Burani dichiarò di volere agire per la salvezza dell'azienda. Tuttavia la famiglia intrattiene da mesi un braccio di ferro con le banche per la mancata disponibilità dei 60 milioni di euro da mettere sul piatto come base di partenza per un piano credibile di rinegoziazione del debito. Problema di cui, dopo la rinuncia di Mediobanca, si starebbe occupando oggi per conto dell'azienda Banca Leonardo, alle prese con decine di istituti di credito che nel corso degli anni hanno finanziato le acquisizioni del gruppo. Ma attenzione: dell'azienda, non della famiglia Burani (in particolare il fondatore, Walter, e il figlio Giovanni, ex amministratore delegato) che fu estromessa dalla gestione sin dallo scorso mese di luglio.

Walter e Giovanni Burani risultano indagati dalla procura di Milano per i reati di aggiotaggio, frode fiscale, falso in bilancio e ostacolo all'attività di vigilanza.

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L'indebitamento di Mariella Burani Fashion Group intanto è arrivato a un passo dal mezzo miliardo di euro. A fine dicembre la posizione finanziaria netta è peggiorata di 6,3 milioni rispetto a novembre e il debito si è attestato a quota 498,9 milioni. Sul deterioramento pesano le valutazioni effettuate su alcuni crediti di dubbia realizzazione, solo in parte compensati dal miglioramento per 7,2 milioni dell'indebitamento della controllata Antichi Pellettieri.


Ultimo aggiornamento: 05/02/10

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