“Nell'accordo sono definiti specifici obiettivi da raggiungersi nel periodo di validità del permesso, entro due anni prorogabili di uno, e una successiva valutazione da parte dello Sportello Unico sul raggiungimento di questi obiettivi: se saranno raggiunti, ci sarà il rinnovo del permesso di soggiorno. In caso contrario, scatterà l'espulsione", dichiara il Ministro Maroni.Due anni di tempo quindi allo lo straniero per imparare la lingua italiana, conoscere la Costituzione e le regole civili del nostro Paese, far studiare i figli, mettersi in regola col fisco. I punti da raggiungere sono 30 e in caso di violazioni della legge verranno tolti (non molto chiaro ancora con quali criteri).
Questo sistema, ha aggiunto il Ministro, serve a "garantire l'integrazione: io ti suggerisco le cose da fare per integrarti nella comunità. Se le fai ti do il permesso, se non le fai significa che non vuoi integrarti. Lo applicheremo solo ai nuovi permessi con durata di due anni. Ma non chiederemo soldi agli immigrati per i corsi di lingua, faremo tutto noi, per garantire standard uniformi in tutte le province".
Dure le critiche dell’opposizione. Secondo Livia Turco questo accordo ostacolerà l’integrazione e favorirà l’illegalità; aggiunge poi che “in un Paese come l'Italia, dove per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno occorre aspettare più di un anno e dove i corsi di lingua e cultura sono gestiti dal volontariato e dalla Chiesa, non si può fare come se fossimo in Canada. Se Maroni e Sacconi vogliono imitare il Canada o gli altri Paesi che hanno questo sistema, risolvano prima i problemi”.
Antonio Manganelli, capo di Polizia, ricorda “il rapporto diretto esistente tra aumento di alcune forme di criminalità e immigrazione clandestina. Se ci si fermasse a studiare i dati invece di fare battaglie ideologiche, si capirebbero meglio i fatti".
Ma il capogruppo del Pd in commissione Affari Costituzionali della Camera Gianclaudio Bressa rimane dell’opinione che il permesso a punti sia una “scandalosa lotteria sociale i cui giudici imbrogliano in partenza” e l’Italia “il Paese più xenofobo d’Europa”.
Dato di fatto è che l’integrazione in Italia sia qualcosa di molto indietro cosi come è ormai facilmente tastabile il rancore sociale da parte di molti cittadini italiani verso lo straniero, visto come l’altro da sé che mette in pericolo la propria nazione e la propria identità. Cercare una soluzione a questo circolo vizioso di “aumento della criminalità, che alimenta il rancore” è un dovere di primaria importanza.
Secondo la maggioranza questo accordo “aiuta ad identificare chi ha volontà reale di integrarsi escludendo chi non ne ha intenzione” mentre la controparte sostiene che questo accordo “non rispetta la soggettività dell’immigrato, favorendo anche la clandestinità”.












