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Contropiano delle banche per salvare il gruppo Burani


Continua a intricarsi la vicenda del gruppo Burani: dopo le voci di un possibile ricorso ad una procedura come l’amministrazione straordinaria, nel caso in cui dovessero fallire i negoziati con le banche per arrivare a un accordo di ristrutturazione del maxi-debito netto di 478 milioni di euro, stanno emergendo di ora in ora indiscrezioni secondo le quali i creditori della società avrebbero messo a punto - dopo aver ricevuto dall’istituto Rotschild le linee guida per l’operazione - una proposta alternativa a quella presentata 15 giorni fa da Mediobanca.

Tutto questo arriva dopo che la proprietà del gruppo, nei giorni scorsi, aveva espresso la volontà di ricapitalizzare subordinata alla conclusione del piano di ristrutturazione o all’accordo per il prolungamento delle negoziazioni, mandando di fatto deserta l’assemblea del 30 ottobre e spostando l’attenzione sulla seconda convocazione, prevista per il 16 novembre: in caso venissero a mancare le condizioni poste dalla dirigenza, l’azionista di controllo Walter Burani ha ammesso che potrebbe decidere di "rinunciare ad aderire all’operazione di ricapitalizzazione della società".

L’assemblea dovrà anche deliberare sulla proposta di delega al cda per un aumento di capitale di massimi 100 milioni in cinque anni, che comprenderebbe anche la somma di 83,5 milioni di nuove risorse per ripianare le perdite. La famiglia, che controlla il 71% circa del capitale, si era impegnata a sottoscrivere la parte di sua competenza per circa 50 milioni. Sul gruppo di moda pende poi anche la sospensione del titolo dalle contrattazioni a piazza Affari, provvedimento a tempo indeterminato attivo dal 29 agosto, e l’inserimento di Mbfg nella black list della Consob che costringe la società di abbigliamento a procedure di controllo e informazione decisamente molto più restrittive.

Il gruppo presenta i requisiti per un eventuale ricorso alla legge Marzano sull’amministrazione straordinaria. La legge prevede misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. I requisiti per ricorrervi sono una soglia di 300 milioni di indebitamento, almeno 500 dipendenti ed essere costituito da almeno un anno. Presupposti finanziari pienamente soddisfatti: il primo semestre infatti si è chiuso con un fatturato consolidato calato a 246,1 milioni (dai 325,4 milioni dei primi sei mesi del 2008), e una perdita netta di competenza di gruppo pari a 142,1 milioni (rispetto ad un utile netto di 4 milioni al 30 giugno 2008), mentre il debito netto è salito a 478,4 milioni (dato confermato anche a fine agosto) rispetto a ai 401,5 milioni di fine 2008.

Un’alternativa alla legge Marzano potrebbe essere il ricorso all’articolo 182 bis della legge fallimentare, che prevede la possibilità per un imprenditore in stato di crisi di trovare autonomamente un accordo con i creditori, purchè siano almeno il 60% del totale, su un piano di ristrutturazione che necessita comunque l’omologa del Tribunale. In questo caso, però, è necessario che ci sia un accordo con gli istituti finanziari.


Ultimo aggiornamento: 02/11/09

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