salve, vivo a sihanukville
mi chiedo e lo chiedo anche a Lei:
come si puo' definire giornaista, chi fa un servizio sulla Cambogia di quel genere? (sto' parlando di luigi pellaccia)
e l'autore poi; ha preso questo suo estratto ed ha tagliato qualche parola qua e la (le piu' importanti mi sembra) dando un'immagine pessima di questo splendido paese
ed il "sedicente giornalista", non parla nemmeno l'inglese; non e' in grado di intervistare e controbattere....
ha cambiato le traduzioni....
mi chiedo, non c'era qualcun altro, piu' bravo, meglio preparato e .... meno "incompetente" bah
un sua replica sra' ben accetta (puo' farla direttamente alla mia mal)
mauro
Phnom Penh, 31 luglio 2009 - Due signori girano lentamente sul riverside, la lunga e piacevole arteria pedonale che costeggia il punto di incontro fra il Mekong e il Tonle Bassac. È una bella serata e loro chiacchierano guardando i nipotini di fronte a loro. Noi li guardiamo dall’alto, dalla terrazza dello storico “Caffè dei corrispondenti esteri in Cambogia”. Sembra una scena di unione famigliare, ma sappiano che non è vero: i nipotini sono piccoli che noi vogliamo chiamare così, ma in realtà sono bambini cambogiani in vendita, facilmente avvicinabili qui. E i due pacifici nonnini sono due pedofili che conosciamo e che ogni tanto vediamo in giro a cercare prede. Parlano un corretto francese, hanno belle case e ospitano spesso dei bambini nei loro ampi giardini.
Li abbiamo denunciati più volte, ma quando arriva la polizia a fare perquisizioni a casa loro, chissà perché, non ci sono più i bambini… E loro hanno facce tanto credibili. E portafogli ancora più credibili…
Li seguiamo con gli occhi,fino a che non avvicinano un altro. È uno nuovo, sui quaranta anni, chiome fluenti e bionde. Chiacchierano e vediamo che lui è tutto abbracciato a una bambina. Io e Pierre scendiamo e passeggiamo verso loro. Distrattamente. I due lo riconoscono da lontano e si allontanano subito. Il biondo no. Ci avviciniamo ma la bambina ci riconosce (frequenta, di tanto in tanto, uno dei nostri drop in) e cerca di nascondersi: sa che quello che sta facendo non è una cosa bella, ma deve mangiare e in più ha un leggero ritardo mentale che non le fa capire sempre tutto quello che fa. Chiunque la frequenti per pochi minuti se ne accorge del ritardo. Il bel biondo no, lui non se ne accorge.
I giornalisti, che erano distanti da noi, raggiungono i due che si sono allontanati e cominciano a parlare con loro. Dopo poco entrano nei particolari scabrosi: “Dove trovare bambine?” E i due sono indecisi, tentennano: ma chi sono questi due italiani così sfacciati?? Fanno capire di sapere ma di non voler dire. Alla fine aggiungono una raccomandazione: state attenti. Non della polizia: quella si può corrompere. Basta avere qualche dollaro in tasca. A preoccupare sono quelli delle associazioni. “Quelli sono stronzi: si appostano e non vi mollano fino a che vi beccano…”
Bene: una buona notizia ogni tanto… Hanno paura di noi!
Trovare bambini in vendita è molto facile per i nostri amici. I giornalisti che sono con noi fanno un esperimento e chiedono a un tassista di portarli in un posto in cui possono fare sesso. Il tassista li porta a un bordello, questi entrano e dopo poco escono… Al tassista spiegano che vorrebbero ragazze più giovani… Lui fa un giro strano e poi li lascia lì vicino, quasi di fianco a un commissariato di polizia in una delle vie più centrali di Phnom Penh. Telefona e da un negozio chiuso, apparentemente vuoto, esce un giovane signore (sembra un vietnamita) e li porta dentro.
Una volta che sono entrati, con tutt’attorno una stanza semivuota sulla quale si aprono diverse porte, il signore che li ha ricevuti all’esterno chiede loro cosa vogliono. “A noi piacciono le ragazze giovani” risponde uno dei giornalisti, e il giovane si allontana entrando in una delle porte che danno sulla stanza e, dopo poco, arriva con un paio di ragazzine. Poi ne arrivano altre, e poi altre ancora. Nessuna di loro ha più di 14 anni.
Sono tutte Vietnamite: pelle chiara, capelli lunghi, nessuna parola da dire, tanto nulla capiscono. Si avvicinano e cercano di interessare il cliente di turno: sono al bordello e tanto vale lavorare… più lavorano e più guadagnano. E forse hanno anche una possibilità in più di uscire presto da quel luogo di inferno…
Adesso abbiamo immagini e indirizzo di un nuovo bordello. I giornalisti avevano le telecamere nascoste e abbiamo registrato tutto.Ma a chi denunciarlo? Dando una occhiata alla mappa della città la polizia sta a circa cinquanta metri dal bordello e intorno ci sono molte case… è possibile che nessuno se ne sia accorto? Adesso andiamo in riunione con lo staff: che cosa facciamo? La denuncia alla polizia, onestamente, appare la cosa meno logica: come hanno detto i due pedofili francesi… hanno un costo, e neppure troppo alto. Decidiamo di chiedere un appuntamento al ministro e di portare a lui una denuncia scritta. E, nel frattempo, di chiedere aiuto ad alcune ambasciate…
Vado a cena. Avevo saltato il pranzo perché ero in viaggio e il pomeriggio è scappato via in un momento… Ah, quella che vi ho narrato era una storia di alcune ore… tre, per la precisione…
Una vita movimentata a Phnom Penh… E pensare che il mio medico si è raccomandato di riposarmi almeno un poco..
Marco Scarpati
mauro brecevich dice:
susanna dice:
ciao Marco, leggere il tuo diario mi intristisce e mi riporta alla mente situazioni già sentite e già viste (mia figlia è cambogiana), ti ringrazio per ciò che fai per loro, c'è ancora qualcuno che nuota controcorrente, per fortuna.
QUando esce il tuo nuovo libro? come si intitola?
GRAZIE
claudia morandni dice:
ciao Marco,
il 9 ottobre a Brescia se avrai voglia potrai raccontare anche questo episodio quando presenterai il tuo libro...sembra proprio che in Cambogia sia difficile cambiare lo stato delle cose e le cause sono molteplici, anche se la facile corruttibilita' della polizia ha un grosso peso in questo orribile girone dantesco quale e' la pedofilia.












